A Bianca

La tua mente scintilla
La tua curiosità è sbrigliata
Guarda,
guardati piantare i piedi
Nella tua volontà
Nei tuoi desideri
Guarda gli occhi intorno
Guarda fuori con gentile indiscrezione
Guarda, morbida, dentro
È più lieve, così.

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@alga_mare

I tuoi occhi come bocca affamata
Il tuo cuore che contiene
La tua mente è scintilla
La tua mano è strumento
Ed è meraviglia!
La tua smania travolge
poi si scioglie in pietà, in palpitazione.
Senti la carezza delle tue ali
Sono così ampie
Puoi tenerne una parte per te

Corpi

Il mio corpo come fosse intonso.
Il mio corpo che non raggiunge carezze nuove,
che perde la memoria di baci antichi
e si ottunde con una alzata di spalla
quando il tuo corpo diventa roccia fredda, distante quel giusto per scongiurare sfioramenti.
Intanto la vita non si ferma.

La verità

“Ci risiamo, eccoli!” nell’affondare la testa nel cuscino a Valeria vengono fuori quei pensieri , ma deve tenerli a bada, non può affrontarli a lungo perché le dicono che dovrebbe fare la valigia, andare altrove dalla sua vita così sua da troppo tempo, deve glissare la forza della loro verità perché se non lo fa arriva la paura dell’infelicita’. Quei pensieri sono  appiccicosi però, si insinuano, reclamano attenzione fino a che non si addormenta e a volte continuano a sibilare al risveglio la verità che è tutta lì, nel muro di gomma che c’è tra lei e Giorgio che ancora dorme a bocca aperta.

All’ingiù

Attraversa la vita all’ingiù.
Sul volto le rughe si scavano i loro corsi sempre un po’ più dentro, in fondo nella pelle , tutte si stanno facendo strada fino alla base della fronte.
Attraversa la vita come un guerriero sconfitto , quando si specchia potrebbe vedere il nemico.

“E ora a chi lo dico?”

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“Ed ora a chi lo dico?” pensa Valeria mentre legge e si emoziona fino alle lacrime, legge un lungo ed intimo messaggio di Carlo per Gilda, ma esibito sulla piattaforma di un social.

Gilda, che sta sbucando fuori da un incubo attraversato tutto intero e quasi da sola, dove è stata lì a trattener Carlo fuori dal precipizio, spesso sul limite estremo. Valeria non dimenticherà mai i  grandi occhi di Gilda perduti nello spavento, quella volta che Carlo ha raccontato con la voce strozzata dei risultati della biopsia di un pezzetto del suo collo. Da Gilda poi è venuto fuori altro come la calma, il coraggio, la pazienza, la riservatezza.

“Ed ora a chi lo dico?” pensa Valeria, mentre legge di felicità, di gratitudine, di amore  per Gilda, dopo 40 anni di vita insieme, di un sentimento che sembrava lento, spento, smorzato da un altro che li aveva sconquassati dentro e fuori  tutti e tre. Era un sentimento nuovo che Carlo ha sentito crescere fino a non voler rinunciare ad esso mai più, ma non abbastanza da sceglierlo, un sentimento al quale  Gabriella è rimasta appesa, nel quale è rimasta sospesa per quasi 20 anni , un sentimento che Gilda ha scoperto in un lampo di intuizione accecante, in un caldo giorno di agosto di 11 anni prima, quando si chiese il perché dell’assenza di Gabriella alla prima comunione di Carla, la figlia di Valeria, da lì in poi nel suo cervello un incalzante concatenarsi di perché, disseminati nei ricordi un po’ qui un po’ lì, fino alla certezza del tradimento. Gabriella, cara amica di Valeria,  era entrata a far parte di quel  gruppo di amici, con 20 anni di ritardo e con loro chiacchierava e rideva e raccontava e ascoltava, il sabato sera a casa di Valeria e Giorgio e spesso la domenica di buon ora per andare a scampagnare, era diventata la zia colorata dei bambini di tutti . Poi quel sentimento, che si era aperto/scoperto incontenibile per Carlo e Gabriella, li aveva tenuti trattenuti infilati l’uno all’altra agli estremi di una corda sottile, quasi invisibile ma mai rotta, ma quando si rivelò spinse via, fuori dal gruppo Gabriella.

“Ed ora a chi dico di tutto questo amore?” pensa Valeria.

Non può raccontarlo a Giorgio che disprezza i social e chi ci si accampa, non fa sconti a nessuno, son tutti da biasimare, son tutti stupidi sprovveduti che si fanno mangiare e sputare dal mezzo, a suo parere, e Valeria non ha voglia di spostare l’attenzione sul biasimo.

Non a Gabriella che potrebbe precipitare giù malamente da una delle sue poche certezze, quella del sentimento spento, smorzato, insipido che Carlo sente per Gilda.

Non ad Elena, un’amica alla quale Valeria non avrebbe mai potuto rinunciare ma ha dovuto farlo perché uccisa da un cancro vorace , un’amica che ascoltava  anche quando sembrava distratta da quello che si muoveva e parlava tutto intorno a lei, un’amica che cercava accoglieva suggeriva.

Non a Roberta, una donna alla quale ha voluto bene per molti anni, la sua era una voce che ascoltava tutti i giorni, il suo era un orecchio a cui destinava gli entusiasmi e le delusioni, il suo era un tocco leggero di chi vuol solo farsi credere duro, ma poi Roberta si era allontanata, per un po’ senza dare spiegazioni,  poi, su insistenza di Valeria, era riuscita a lanciarle a raffica tutto il suo disappunto irradiato su tanti,troppi aspetti del carattere di Valeria che finalmente le si erano messi a fuoco.

Non sa a chi dirlo, a chi raccontarlo, con chi meravigliarsene e gioirne, quel gruppo, nato poco più di 40 anni prima, è evaporato e così ne scrive un po’ sul suo blog , letto da quasi nessuno.

 

polifonia

polifoniaLa voce aveva la voce voleva la voce usava, la voce strideva, la voce saliva e saliva fino a svanire, ma poi rispuntava e ricominciava, poi lasciava che fosse l’orecchio a dettar legge, la voce si zittiva, shhhh dicevo l’orecchio, “devo ascoltare devo sentire tutte le note, qui son tante”  la voce se la rideva ” questo orecchio è presuntuoso, non ce la farà, son troppe le note, qualcuna gli sfuggirà” pensava la voce, e pure l’orecchio in verità…….